PARTE 1 - Quando ci venne l’idea.
Ricordo bene la prima volta che si parlò del Club dei Gentiluomini.
Era un pigro pomeriggio e mi trovavo con Amos, Damiano e Lee al bar della Stazione dei bus, dove eravamo intenti da qualche ora a cimentarci nei nostri trucchi di magia preferiti: trasformare bicchieri pieni in bicchieri vuoti e tramutare deliziosi stuzzichini in rotoli di grasso addominale. Una volta non era così, ovvio! Ma essendo noi tutti entrati già da un po’ in quella terra di nessuno che è la vita tra i 40 e i 50, non potevamo illuderci di avere ancora il metabolismo rapido ed efficiente di quando eravamo degli stupidi ventenni. Non di meno ci dilettavamo con costanza negli aperitivi come se il colesterolo non avesse mai fatto capolino nelle nostre analisi del sangue sotto forma di uno o più asterischi. Anzi, il buon Lee, che poteva vantare un albero genealogico recente con ben tre caduti per infarto, era quello che ci dava dentro più di tutti, a dispetto del fisico asciutto che faceva la rabbia della moglie, della cognata e della suocera. Anzi, Lee era molto orgoglioso di quei defunti parenti con le arterie occluse dal grasso, alla stessa maniera in cui in alcune famiglie si va orgogliosi di un antenato Cardinale, o Beato o compagno di scorribande di Garibaldi.
Noi naturalmente lo lasciavamo fare e ci guardavamo bene dal cercare di mettergli un freno, tutt’altro! L’amore per l’alcol del buon Lee aveva, nel corso del nostro ventennale sodalizio, risolto tante serate noiose, tanti pomeriggi oziosi, facendo prendere ai nostri convivi delle pieghe inaspettate e sempre esilaranti. Lee, infatti, soffriva di quello che avevamo definito la “Sindrome di Manimal” e che prendeva il nome da un telefilm degli anni ‘80.
Come il protagonista della serie, infatti, Lee aveva la capacità di trasformarsi in tanti animali diversi; ma mentre nel telefilm ciò avveniva per cause che nemmeno ricordavamo, per quanto riguarda Lee l’origine della mutazione era sempre da ricercare nell’eccessiva immissione di alcol nell'organismo. Nonostante anni di amicizia e intimità, ancora oggi riusciamo a stupirci della linea netta che separa Lee, normale essere umano (sebbene non uno dei migliori esemplari, va detto), dalla bestia della quale prende gli istinti, i comportamenti e, talvolta, le sembianze quando beve il famoso ‘Elisir’.
Cos’è l’Elisir? L’Elisir è il nome che abbiamo dato alla sostanza magica contenuta nell’ultimissimo bicchiere prima della trasformazione. Quando Lee infatti decideva di smettere e di non bere più, perché la sua espressione era già diventata vacua e i suoi occhi somigliavano a quelli di alcuni animali impagliati appesi come trofei alle case di campagna dei Lord della Cornovaglia, noi tre ci scambiavamo uno sguardo complice e, forti di un’esperienza ventennale, iniziavamo una collaudata liturgia per convincerlo a bere quell’ultimo bicchiere, quello che avrebbe compiuto ‘l’incantesimo’. L’Elisir appunto.
Eravamo usi applicare una raffinata tecnica di psicologia e che prevedeva velati e impercettibili stimoli del tipo “sei un coniglio”, “bevi come un pulcino”, “pio-pio-pio”, “se non reggi il vino, l’uva mangiala a chicchi” e amenità del genere.
Lee riuniva in sé le migliori qualità che un uomo potesse vantare. Ad un carattere di merda, infatti, coniugava un orgoglio spropositato e una palese sovrastima delle proprie possibilità, il tutto condito con una buona dose di permalosità. E quindi, ogni volta che lo sfidavamo, si buttava a piè pari nella trappola ordita da noi tre finissimi strateghi della natura umana. E qualunque liquido si trovasse nel bicchiere di ‘Elisir’, lo svuotava in un sorso, riservando poi a noialtri uno sguardo carico di trionfo e allo stesso tempo di commiserazione. Sguardo che però abbandonava rapidamente quegli occhi, subito imitato dalle pupille che si riversavano nel cranio e che donavano a Lee una fisionomia che non avrebbe sfigurato nel film dell’Esorcista.
Era in quel momento che avveniva il vero incantesimo e il nostro amico spiccava un balzo all’indietro di migliaia di anni nella scala evolutiva; più volte ci siamo infatti immaginati Lee, il giorno successivo a una sbronza manimalesca, intento in attività quali la raccolta di bacche, la caccia al Mammut o il recarsi al lavoro saltando di liana in liana.
Ma erano solo teorie mai confermate; purtroppo non eravamo in buoni rapporti con Sara, la moglie di Lee, che incomprensibilmente non ci stimava molto (addirittura ci giunsero all’orecchio delle ridicole accuse di una nostra cattiva influenza sul povero marito). Nei giorni successivi all’incantesimo, dunque, non ricevevamo mai notizie del nostro amico e potevamo quindi liberamente crogiolarci nelle fantasie più ardite; anche perché Lee, quando diventava Manimal, non aveva veramente alcun limite. Ma di questo parlerò in un’altra occasione.
Alla fine però, per fortuna o purtroppo, Lee riappariva sempre; un po’ pallido, un po’ smunto, un po’ patito, ma mai domo! Lee è fatto così. E quando dico ‘purtroppo’ non bisogna pensare che non fossimo affezionati al nostro amico, ma piuttosto che il suo ripresentarsi al Bar della Stazione dei Bus ci riportava alla nostra grigia e squallida realtà in cui Lee è un semplice bancario con uno smodato amore per l’etilismo, anziché l’eroe assurto al Walhalla che noi pensiamo che sia. Walhalla dove, ne siamo certi, un giorno verrà accolto con tutti i diritti e gli onori da un gruppo di divinità onnipotenti e alcolizzate quanto lui.
Noi, da parte nostra, non possiamo far altro che aspettare la prossima, immancabile occasione in cui, a prescindere dai suoi buoni ma deboli propositi, potremo spingerlo a superare nuovamente i propri limiti. Del resto, non è a questo che servono gli amici?
Fu in questo contesto e all’interno di questo ristretto gruppo di intellettuali, pervasi dai più alti valori e dai migliori sentimenti, che nacque l’idea del Club dei Gentiluomini.
